07 Gen 2022

Serata d’onore a Gubbio per Gigi Simoni

Una serata speciale per un allenatore e una persona speciale in un paese che, a distanza di dieci anni da una storica promozione in serie B, non l’ha dimenticato e a breve potrebbe dedicargli un settore dello stadio. Gubbio e il mondo del calcio hanno ricordato Gigi Simoni, proprio in concomitanza della sfida Inter-Salernitana, l’ultima partita disputata dal gentleman del calcio italiano sulla panchina nerazzurra datata 29 novembre 1998, rendendo omaggio al mister vincente e amatissimo dal sorriso inimitabile e capace di essere umile nella vittoria e sereno nella sconfitta, nel corso di un evento che ha riunito in suo nome tanti personaggi del mondo del pallone. In prima fila, accanto alla moglie Monica Simoni Fontani e al figlio Leonardo che nei tratti somatici lo ricorda in modo impressionante, c’era il presidente della Lega di B, Mauro Balata che, nonostante le problematiche legate al Covid (rinviata la partita Monza-Benevento) e all’affaire Salernitana, non ha voluto mancare all’appuntamento nel ricordo di un personaggio simbolo della categoria con il suo insuperabile record di 7 promozioni in A premiato in vita a Cremona in occasione dei suoi 80 anni, ricordato durante la presentazione del calendario cadetto a Pisa nel 2020 con una targa consegnata alla moglie e celebrato con l’istituzione del premio allenatore gentleman Gigi Simoni vinto nella prima edizione 2021 da Claudio Ranieri. In presenza, collegati in diretta o attraverso un contributo video, alcuni dei “figli” prediletti dell’inimitabile signore della panchina: Gianluca Pagliuca, Beppe Bergomi, Javier Zanetti e Mauro Milanese campioni della Beneamata che il 6 maggio 1998 al parco dei Principi di Parigi alzarono la Coppa Uefa, primo trofeo dell’era Moratti, Corrado Verdelli, capitano della Cremonese che Simoni riportò in A conquistando l’anglo-italiano nel mitico stadio di Wembley contro il Derby County e oggi capo degli osservatori dell’Inter, il ds Stefano Giammarioli (adesso al Grosseto), il tecnico Vincenzo Torrente e una delegazione di quel Gubbio che in due stagioni fece sognare il popolo rossoblù con due promozioni consecutive sotto la direzione tecnica del mister di Crevalcore che per tre anni divenne simbolo e vanto della cittadina umbra al pari della secolare corsa dei Ceri, del lupo di San Francesco e della fortunata serie tv Don Matteo. Una serata d’onore tenutasi nella sala Europa del Park Hotel “Ai Cappuccini”, albergo ricavato da un antico convento che nel mondiale del 1990 ospitò il Brasile di Careca, il quartier generale di Simoni e la sua seconda casa dal 2008 al 2011

Un lasso di tempo in cui il mister amava ricordare di essere stato trattato come un principe ricambiando l’ospitalità incontrando la gente e diventando parte integrante di una piccola comunità che ancora lo venera e sente emotivamente la sua mancanza. Ha colpito e commosso la presenza, nonostante i suoi 80 anni, del presidente di Renzo Ulivieri da San Miniato, presidente dell’assoallenatori e compagno di squadra di Gigi Simoni alla fine degli anni Cinquanta nelle giovanili della Fiorentina. “Sapete – ha raccontato a Massimo Boccucci e Giacomo Marinelli Andreoli, ottimi conduttori della serata – io lo invidiavo per quella sua pacatezza, per quella sua serenità in panchina. Ogni tanto gli telefonavo per dirgli che ero riuscito a stare tranquillo…. ma solo per cinque minuti. Siamo stati avversari spesso – lui al Genoa io alla Sampdoria, lui al Brescia io al Vicenza, io al Bologna lui al Napoli o all’Inter – ma mai nemici. E’ stato il mio capitano nei ragazzi viola. Una volta venne convocato in prima squadra e offrì il biglietto per la sala da ballo a noi compagni, un’altra al debutto in Coppa Italia ci portò tutti al cinema a spese sue. Un grande allenatore, ma soprattutto una persona buona e generosa. Non so se manca al calcio, a me di sicuro manca molto”. Anche l’ingegner Carlo Longhi, ex arbitro internazionale e adesso referente federale per l’impiantistica, ha ricordato Simoni per il rispetto e l’educazione tenuta in ogni occasione “e – ha aggiunto – per quella sua fame di conoscere e di apprendere chiedendo, sempre con i suoi modi garbati, le ragioni di certe decisioni arbitrali e le varie interpretazioni del regolamento”. Davanti a una platea di oltre duecento persone, con tanto di mascherina e distanziamento, con una rappresentanza degli studenti del polo liceale ad indirizzo scientifico “Giuseppe Mazzantini” e di un’associazione locale di volontariato e dopo lo spettacolo folkloristico degli sbandieratori, c’è stato spazio per i ricordi e i racconti di campo e di spogliatoio. L’istrionico Pagliuca ricorda il rapporto difficile con il compagno di camera Taribo West: “Alle 3 di notte telefonava a casa, portava il cibo in camera o andava in bagno e accendeva la luce impedendomi di dormire. Ne parlai a Gigi, con cui avevo un’intesa magnifica fatta di semplici sguardi, supplicandolo di cambiarmi di stanza. “Luca, porta pazienza ancora un po’” mi disse il mister dopo aver convocato Taribo che mi accusava di fumare in camera quando invece io aprivo la finestra. Morale? Vincemmo la Coppa e poiché nel calcio la cabala è fondamentale l’anno dopo mi ritrovai Taribo in camera”. Su quanto accadde alla fine della famoso Juventus-Inter legata al rigore non fischiato su Ronaldo, l’ex numero 1 dell’Inter taglia corto: “Per usare un eufemismo negli spogliatoi non fui tenero con Lippi, Conte e altri personaggi dell’ambiente bianconero e l’anno dell’esonero del mister, di cui ancora non riesco a darmi una spiegazione perché eravamo terzi in classifica e avevano passato il turno di Champions, quando seppi che sarebbe arrivato il tecnico dei bianconeri scrissi sulla lavagna ad Appiano Gentile i nomi dei tre elementi sicuramente epurati: io, Simeone e Bergomi. Feci meglio di Nostradamus”.


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