


















Si moltiplicano i riconoscimenti nel ricordo di Gigi Simoni. Il 23 aprile 2026 alle 17 nella Sala dei Trofei della società Canottieri Garda a Salò è andato in scena il premio “Gigi Simoni – Maestro di vita e di sport” ideato, promosso e organizzato dal Panathlon Club Garda Occidentale e dal suo dinamico presidente Gian Paolo Dosselli. E la Provincia di Brescia non poteva non celebrare il tecnico gentiluomo con un premio Fair Play dedicato all’unico protagonista della storia del titolato club lombardo (13 promozioni in A) capace di vincere con le rondinelle sia in veste di calciatore-capitano (1968-69) che, dieci anni dopo, come allenatore (1979-80). Alla presenza del figlio Leonardo (attuale osservatore della prima squadra dell’Inter) e della moglie Monica (tra le prime giornaliste sportive in Italia) la commissione del Panathlon Club Garda Occidentale ha deciso di consegnare la Coppa in ricordo di Simoni a uno dei suoi allievi prediletti: Gianni De Biasi. L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco del mondo sportivo e istituzionale per omaggiare i valori di correttezza ed etica nello sport che hanno contraddistinto la figura del grande allenatore che detiene il record di promozioni in serie A (ben sette). A celebrare l’evento il Questore di Brescia, Paolo Sartori, il vicesindaco di Salò, Alberto Comini, il presidente della Canottieri, Nicola Benedetti, il vice direttore di Brescia Oggi e “simoniano” convinto Giulio Tosini, e gli ex giocatori o compagni di squadra del tecnico di Crevalcore: l’ex difensore Dario Bonetti, l’ex esterno d’attacco Sandro Walter Salvioni e l’ex punta Franco Abate a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta giovane promessa nelle rondinelle. Un premio importante quello voluto dal presidente Dosselli che richiama i valori più autentici dello sport: lealtà, correttezza, rispetto e stile, nel ricordo di una figura indimenticabile come Gigi Simoni. Sorridente, ma anche visibilmente commosso Gianni De Biasi, classe 1956, che, nella sua lunga carriera di calciatore prima e tecnico poi, tra le maglie indossate quella del Brescia gli è rimasta appiccicata più a lungo: cinque anni in campo, due in panchine. Un allenatore che, dopo aver girovagato in tutta Italia da Palermo a Torino e da Modena a Ferrara, ha portato per la prima volta la nazionale dell’Albania ai campionati Europei e poi ha guidato l’Azerbaigian: “Abitavo nel complesso ai Teatri a Rivoltella, tra Desenzano e Sirmione, e con questa premiazione a Salò ho chiuso idealmente un cerchio. Avevo 21 anni quando sono arrivato a Brescia dall’Inter. Era l’estate del 1978 e in panchina ho avuto la fortuna di trovare Gigi Simoni che ritengo il mio papà nel mondo del calcio. Lui è stato fondamentale per la mia crescita: un’autentica ancora a cui attaccarsi nei momenti di difficoltà. Un uomo ancor prima di un allenatore con sani principi e un’incredibile purezza d’animo. Da lui si poteva solo apprendere sia sul piano sportivo che nei rapporti umani. E’ stato un vero leader a cui mi sono ispirato quando ho attaccato gli scarpini al chiodo e mi sono seduto in panchina. Quando nell’estate del 1980 lui lasciò Brescia per tornare al Genoa mi chiese di seguirlo. Ero giovane, appena promosso in serie A e avevo una fidanzata, poi diventata mia moglie, a Milano. A malincuore gli dissi di no. Morale? Lui riportò il Grifone in A, io con la casacca del Brescia retrocessi in B all’ultima giornata e l’anno successivo finimmo in C. Se lo avessi ascoltato la mia carriera sarebbe cambiata. Con lui c’è sempre stato un legame strettissimo, quasi viscerale. Avrei dovuto vederlo un paio di volte durante il suo girovagare in Italia per presentare la sua biografia, ma per questioni legate al mio lavoro di allenatore all’estero o per problemi familiari non ci siamo visti. Oggi abbraccio suo figlio Leonardo e sua moglie Monica e so che Gigi è con noi in questo luogo e ci guarda con quel sorriso unico e inimitabile. Ho vinto qualche premio in carriera, ma a questo ci tengo in modo particolare. Ringrazio la famiglia Simoni, il presidente del Panathlon, Dosselli e il giornalista Luca Tronchetti che hanno pensato a me per questo riconoscimento che terrò tra le cose più care”. Leonardo Simoni, ringraziando il Panathlon e il suo presidente per l’affettuosa accoglienza e per la decisione di creare un premio in ricordo del padre, ha ricordato gli insegnamenti del grande allenatore: “Ogni volta che in giro per l’Italia si tengono manifestazioni in cui emerge la figura di mio papà noi familiari partecipiamo con grande trasporto. Per me è un’immensa soddisfazione sapere che lui continua a vivere nel cuore delle persone che si nutrono dei suoi valori. E sentendo il racconto dei suoi ex giocatori mi rendo conto dell’immensa fortuna che ho avuto nel crescere con gli ideali, oggi sempre più rari, del rispetto, della dignità e del senso della misura. Nel mio breve percorso nel mondo del calcio cerco di essere all’altezza dei suoi insegnamenti che porto con me. Lui è e resta una fonte d’ispirazione”. Dario Bonetti, classe 1961, ex difensore del Brescia che proprio Gigi Simoni fece debuttare in prima squadra, si commuove sino alle lacrime, ripercorrendo il cammino di quella stagione 1979-80 iniziato tra le difficoltà e concluso con la promozione in serie A dopo un’incredibile rimonta. “Gigi era dolce, ma in certi momenti anche duro. Qualche schiaffone è volato, ma lo meritavo. Simoni era una persona perbene, intelligente e sensibile. Capace di scelte coraggiose. Ce ne vorrebbero adesso di tecnici del suo calibro. Ma forse oggi, con questo calcio senza valore e senza valori, non gli darebbero nemmeno una panchina”. Sandro Walter Salvioni, classe 1953, attuale allenatore del settore giovanile dell’Albinoleffe, che a Lumezzane ha scoperto e lanciato un certo Mario Balotelli, si è soffermato su alcuni retroscena: “Aveva una parola per tutti: per chi giocava e per chi stava in panchina. Rispettava i calciatori, ma pretendeva rispetto da loro. Una volta, a causa di problemi pregressi legati alla mia precedente stagione al Foggia con degli assegni cabrio che mi erano stati consegnati e non erano coperti, ero talmente nervoso che risposi male al suo vice Sergio Pini. Lui nella riunione con la squadra prima di una partita importante mi disse che mi avrebbe lasciato in panchina. Poi, grazie all’intervento del club, il mio problema si risolse. Gigi convocò tutta la squadra e annunciò che avrei giocato io quella partita e che il problema era stato risolto. Poi, mi prese a quattr’occhi e mi disse: ‘Perché non mi hai confidato i tuoi problemi invece di comportarti in quel modo e tenerti tutto dentro? Ti avrei aiutato e insieme avremmo risolto la tua situazione. Mi voleva anche al Genoa in A, ma alla fine non trovai l’accordo con il Grifone. E’ stato un grandissimo allenatore e una persona buona e di cuore”. Franco Abate, classe 1951, ex compagno di squadra di Simoni a Brescia e giovane talento mai esploso, nonostante la convocazione in nazionale di serie B, tanto che a 25 anni ha lasciato il calcio diventato un ottimo avvocato al foro di Brescia, ha ricordato quello splendido periodo: “Simoni era un capitano fantastico. Uno che dava l’esempio e aiutava i più giovani. Conservo gelosamente le forbici con cui lui ci tagliava i capelli troppo lunghi che i dirigenti ci impedivano di tenere. Sono stato in camera con lui in ritiro con la squadra. Si era creato un grande feeling e grazie ai suoi assist ho segnato qualche gol anch’io. Ho seguito la sua carriera di allenatore diventando il suo primo tifoso. Una persona che manca al calcio italiano”. Il giornalista Luca Tronchetti redattore de Il Tirreno e co-autore del libro “Simoni si nasce” – che è stato distribuito ai presenti in sala _ ha spiegato che il gentiluomo di Crevalcore “ha attraversato 60 anni del calcio italiano lasciando un segno indelebile in ciascuno dei ruoli ricoperti: giocatore, allenatore, responsabile dell’area tecnica, presidente. Non ha giocato in nazionale, non ha conquistato scudetti, ma viene considerato un vincente con le 14 promozioni (4 da calciatore e 10 da allenatore o direttore tecnico), ma per lo stile inimitabile”. Infine per il questore di Brescia, Paolo Sartori, è stato un piacere condividere il momento di educazione allo sport: “Serate come questa ricordano quanto lo sport sappia essere scuola di vita e straordinario veicolo di valori positivi per tutta la comunità. Un premio che richiama i valori più autentici dello sport: lealtà, correttezza, rispetto e stile, nel ricordo di una figura indimenticabile come Gigi Simoni”.